martedì 22 maggio 2012

Recensioni - Flatlandia

Flatlandia
Edwin A. Abbott

Questo Abbott era un cazzo di genio.
Che cosa succederebbe se venissero a dirci che esiste una quarta dimensione che noi, con i nostri sensi, non possiamo nemmeno concepire?
Che cosa succederebbe se un essere superiore, Mr. Ipercubo, venisse a dirci che il mondo, così come noi lo conosciamo, è solo una rappresentazione superficiale di quello che veramente può essere visto da creature più sviluppate come lui?
Cosa succederebbe se ci dicessero che la prospettiva dalla quale guardiamo le cose abbraccia solo una porzione di spazio e non ci restituisce la vera "forma" di ciò che ci circonda?

Probabilmente lo prenderemmo per matto.

Ebbene è ciò che accade quando Mr. Sfera, essere superiore a 3 dimensioni, approda a Flatlandia, mondo che ne concepiva soltanto 2.

Mr. Sfera aveva ragione, diremmo noi.
E quindi, Mr. Ipercubo?

Reverendo nato nella prima metà dell'Ottocento, decisamente più famoso per altro genere di opere come manuali scolastici, edizioni critiche di testi sacri e lavori teologici, tutti espressione di una mentalità tutt'altro che ristretta, Edwin A. Abbott, in questo raccontino, pubblicato anonimo nel 1882, ci mostra tutta la genialità di un uomo che aveva il dono di tradurre i concetti astratti in simboli tangibili.

Con questo libro gli si deve a tutti gli effetti l'intuizione (ovviamente non dimostrata e forse buttata lì più come provocazione che per reali conoscenze in merito) di una Quarta Dimensione diversa da quella che più tardi introdusse Einstein: il tempo.
Cito dall'introduzione: "Sebbene le conseguenze della rivoluzione di Einstein non siano ancora state esplorate completamente, gli scienziati moderni tendono a considerare la 'quarta dimensione' introdotta dalla teoria della relatività come il nuovo criterio di conoscenza di un mondo che già conosciamo, o che comunque possiamo benissimo concepire, più che come la porta d'ingresso di un mondo nuovo. La sua scoperta non comporta quindi una vistosa rivoluzione del nostro campo sensoriale, paragonabile a quella sperimentata dal protagonista di Flatlandia quando viene improvvisamente proiettato in un mondo che conosce l'altezza".

Il protagonista di Flatlandia avrebbe quindi intuito, nel 1882, niente popodimeno che...l'Ipercubo.

Satirico, avveniristico, provocatorio, stimolante; profuma di viaggi swiftiani e di non-sense beckettiani.
Consigliatissimo per aprire le menti.
Io lo farei leggere a scuola!


GENERE: Fantascienza

PAGINE: 166

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