giovedì 8 novembre 2012

Il coraggio del pettirosso - Maurizio Maggiani

«Quello del pettirosso è un coraggio umile e testardo come il coraggio di chi dall’incendio della Storia si leva leggero col suo sogno di libertà intatto»


Io non so se mi sento all'altezza di scrivere una recensione di questo libro, ma ci voglio provare perché me ne sono talmente innamorata, che vorrei riuscire a trasmettere anche solo la metà di ciò che ha trasmesso a me.

Quella narrata da Maurizio Maggiani è una storia che appassionerà chi si lascia rapire dalle infinite sfaccettature della realtà e dalle innumerevoli prospettive attraverso cui si può guardare un oggetto.

E' una storia, di storie. Narrata per altro con uno stile quasi lirico, nella sua delicatezza che sembra sfiorare l'essenza delle cose restituendone la leggerezza.

E' una storia di viaggi, e di sogni, e di cammini verso mete irraggiungibili poiché si ha paura di raggiungerle e, magari, di non trovarle.

E' una storia dentro la storia, che Saverio, nelle vesti di un'improvvisata Sherazade, semplicemente sogna. E la sogna per guarire da una sorta di depressione nella quale la morte del padre (vecchio militante anarchico e partigiano) e tutte le successive vicende ad essa collegate, l'avevano gettato.

Scrive dal letto di un'ospedale, scrive su consiglio di un bizzarro dottore che intende sperimentare su di lui una nuova terapia per guarire la depressione.
E Saverio stesso è narratore e protagonista della storia che fa da cornice a tutte le altre storie orchestrate sapientemente in modo tale che si abbia sempre presente il filo conduttore che le lega tutte e tutte le disgiunge.

Figlio di immigrati italiani ad Alessandria, dopo la morte del padre, Saverio decide di partire per un lungo viaggio in Italia, allo scopo di ritrovare le proprie origini, alla ricerca di un piccolo paesino ligure dell'entroterra.

E come nella migliore delle tradizioni letterarie, non è la meta a fare il viaggio, ma il viaggio stesso. Saverio non arriverà mai a Carlomagno, ma in Italia verrà coinvolto in una serie di eventi (che ruotano intorno a un libro di poesie e a una pagina di diario strappata) che lo porteranno a immaginare e a dar vita ad altri mondi, altre dimensioni e altre storie.

Quello in cui Saverio ci introduce, nella polifonia delle diverse voci che animano questo piccolo gioiellino, è un labirinto di echi di mondi lontani, di luoghi distanti, di personaggi smarriti e dimenticati, eppure legati tutti dal cocciuto amore per la libertà ostinata, erratica, nomade come Amin il beduino, spensierata come Sua la ribelle, eretica come Pascal il balivo, nostalgica, come Ruben il tipografo...e combattiva, come tutti i pettirossi.

Credo di essermi un po' persa, ma vi assicuro che vale la pena leggerlo. E' una lunga, dolcissima ballata che profuma di ricordi e nostalgia.
Assolutamente consigliato.

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